Sulle orme di Mosè. Cronache di un pellegrinaggio

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il resoconto del pellegrinaggio che il Parroco Don Tonino con alcuni parrocchiani di S. Ireneo hanno fatto in Egitto sulle orme di Mosè e del popolo israelitico nel lungo viaggio dell’Esodo.

Il pellegrinaggio dell’Esodo. Sulle orme di Mosè

13 marzo 2017: di buon mattino un gruppetto di parrocchiani di S. Ireneo, alquanto eterogeneo per età, formazione e interessi, sotto la guida del parroco si dirige alla volta dell’Aeroporto di Fiumicino, onde imbarcarsi per Il Cairo, dopo essersi unito ad un altro gruppetto  di pellegrini proveniente dalla Sardegna, terra di origine del comune mentore e guida spirituale don Vito. Per i pochi che non ne fossero a conoscenza, don Vito è un sacerdote della diocesi di Roma, attualmente Fidei Donum, prima in Samaria ed ora in Giordania, dopo essere stato viceparroco a S.Ireneo e successivamente parroco di S. Andrea Corsini. Animato da autentico spirito di fede e missionario, organizza e guida sovente pellegrinaggi in Terra Santa  e in altri luoghi biblici, con assoluta competenza e dedizione. Tutti i pellegrinaggi da lui condotti sono sistematicamente scanditi dall’abbondanza della Parola, questa volta proclamata quasi sempre dalla gradevole voce del nostro parroco don Tonino, e dalle sue catechesi.

Il pellegrinaggio dell’Esodo è stato concepito da don Vito come  un’importante tappa  “quaresimale”: l’esperienza dell’esodo degli israeliti dall’Egitto costituisce, infatti,  un «cammino dalla schiavitù alla libertà» come afferma anche il papa, in quanto «cammino compiuto nella speranza: la speranza di raggiungere la terra, e proprio in questo senso è un “esodo”».

All’aeroporto del Cairo siamo stati accolti quindi da don Vito, dalla guida egiziana e dal poliziotto armato, nostra scorta e compagno di viaggio in terra d’Egitto.

Prima tappa del nostro cammino, dunque, “sulle orme di Mosè”, è stata la breve sosta sulle rive del Nilo, dove il Patriarca fu prima esposto e poi salvato dalle acque; il cammino è proseguito attraverso il deserto, costeggiando il Mar Rosso, verso il Sinai, luogo in cui il Signore consegnò a Mosè le tavole della legge, e meta di una faticosa ascesa da parte della maggioranza del nostro gruppo di  pellegrini, e poi ancora verso il Monte Nebo, dal quale  Mosè, dopo i lunghi anni trascorsi nel deserto, ammirò da lontano la Terra promessa, dove però non poté entrare. 

Noi, invece, al contrario di Mosè, avemmo la gioia di entrare nella Terra promessa, in territorio giordano e successivamente israeliano, soffermandoci sul luogo del Battesimo del nostro Salvatore sulle sponde del  Giordano, dove rinnovammo con entusiasmo le nostre promesse battesimali per poi celebrare la Pasqua e la Risurrezione di Gesù con una coinvolgente celebrazione all’interno della Basilica del Santo Sepolcro, origine e motivazione della nostra Fede.

Tutto qui? E cosa altro avete fatto in ben 10 giorni? –potrebbe obiettare qualcuno.

Beh, durante il cammino abbiamo avuto modo di contemplare e gustare la bellezza di splendidi luoghi non solo sacri, come Mara (Es 15, 22-27), identificata col luogo in cui Mosè fece diventare dolci acque precedentemente imbevibili, la fortezza di Macheronte, dove probabilmente Erode fece decapitare il Battista), il monastero nel deserto  di S. Antonio Abate, ricco di antichi ricordi e pregevoli affreschi, quello delle suore ortodosse di Refidim e –purtroppo per brevissimo  tempo (causa orari di apertura capestro)- il prestigioso e antichissimo monastero  di Santa Caterina alle falde del Sinai, ma anche “profani”: indimenticabili la maestosa e sempiterna  suggestione delle Piramidi e della Sfinge, l’intrigante  magia di Petra, antica  città dei Nabatei,  e lo struggente fascino dei mutevoli e cangianti colori del  deserto del Wadi Rum!

Oltremodo significative sono state poi le celebrazioni, a partire dall’incontro liturgico e successivamente conviviale con una comunità cristiana nel centro missionario dei Padri comboniani al Cairo (tra parentesi città di una bruttezza e di un caos francamente inenarrabili),  la liturgia a Smakieh, dove ha sede la  parrocchia egregiamente e, oserei dire, miracolosamente gestita e valorizzata da don Vito, che ci ha calorosamente e fraternamente ospitato per la cena, la liturgia nella Basilica  al Memoriale di Mosé sul  Monte Nebo, da poco riaperto,  al cospetto degli spettacolari antichi mosaici, e soprattutto, come dicevo poc’anzi, la Messa  al Santo Sepolcro, nella quale abbiamo gioiosamente anticipato l’evento pasquale, per poi riprendere con rinnovata lena il cammino della santa Quaresima.

In seguito a questa significativa esperienza, tornati alla nostra vita consueta e alle nostre occupazioni, ogni volta che prenderemo in mano la Bibbia, ci riuscirà più facile contestualizzare attualizzandoli molti dei passi che leggeremo, facendo anche noi memoriale delle vicende narrate,  col ripercorrere ed elaborare nel corso del tempo quanto vissuto nel breve periodo trascorso in quelle terre.


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